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Tra qualche giorno prepareremo la parte fotografica in fase di allestimento
 

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Acqua Limpida PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco   

C'era una volta un vecchio gnomo. Aveva ormai 2500 anni e sentiva avvicinarsi il tempo della pensione.
Passava sempre più tempo a camminare e pensare. Camminando e pensando, arrivò
in una valletta fra due vette assolate. Nella valletta c'era un'ombra magra e si fermò
per riposare un pochino.
Siccome aveva sete, egli fece ciò che gli gnomi fanno quando hanno sete: prese il piccone che aveva alla cintola e si mise a scavare. D'un tratto l'acqua sgorgò copiosa.
Quand'ebbe bevuto a sazietà, lo gnomo fece per chiudere la sorgente. Ma cambiò idea.«E se lasciassi fluire quest'acqua? », pensò. « E una bella Sorgente.
Potrei allevarla, sorvegliarla, guidarla; potrei darle una buona educazione, e farne una sorgente perbene.
Poi crescerebbe, diventerebbe rigagnolo, ruscello, torrente; chissà, forse fiume.
Le insegnerei a rendersi utile, a essere benvoluta. Se poi facesse una buona carriera,
sarebbe un gran vantaggio per lei e una grande consolazione per me.
Bene, ho deciso: alleverò la sorgente».Svelto svelto lo gnomo fece un riparo di sassi intorno alla sorgente, le aprì un agevole varco e si attardò a rimirare il filo dell'acqua che prendeva l'avvio lungo il fondo della valletta. « Buona fortuna, figliola! », disse infine, commosso. Ma subito aggiunse: « Ricorda che la fortuna ce la facciamo un po' noi, col nostro comportamento. Ricordalo ».  « Non si potrebbe evitare questa fatica? » Il vecchio gnomo prese a seguire l'acqua della sorgente, intervenendo in suo aiuto tutte le volte che poteva. « La chiamerò Limpida », pensò. « È un nome che le si addice ».
Limpida riuscì ad aprirsi una via attraverso sassi e prati. Senza dimenticare, appena riuscì a gorgogliare in modo comprensibile, di ringraziare il suo gnomo: « Grazie di tutto. Non ti dico quanto mi diverto! Guarda come scintillo! ». « Attenta, figliola », l'ammoniva lo gnomo, « non lasciarti inquinare dall'ambizione!».Limpida continuò a correre, pavoneggiandosi in vistosi scintillii e ricami di schiuma. Incontrò altri rigagnoli e insieme formarono un torrentello, che correva a perdifiato verso la pianura, con la smania di vedere che cosa ci fosse al di là di ogni svolta, nel fondo di ogni avvallamento.Si immisero in un fiumiciattolo nervoso che trascinava numerosi tronchi d'albero. I boscaioli li avevano abbattuti nelle alte foreste della montagna e dovevano essere portati alle segherie situate in pianura. Anche Limpida dovette subito prendere parte a quel duro lavoro, e cominciò a lamentarsi.«Accipicchia, come pesa questa roba! E come ruvida! Mi schiaccia e mi graffia! Ehi, non si potrebbe evitare tutta questa fatica? ». « Sei cresciuta, fai parte di un torrente adulto, e gli adulti devono lavorare. È la legge del mondo ». « Ma lavorare è faticoso », piagnucolò Limpida facendo capolino di sotto un tronco. « Secondo i casi, figliola. Se si lavora volentieri, il lavorare diventa gradevole. Chi vive in ozio non è soltanto un essere inutile: è un essere dannoso, perché consuma e non produce. Vedi, io ho lavorato più di duemila anni, e ne sono soddisfattissimo». « Sarà », borbottò Limpida tutta imbronciata. «È semplicemente la storia di tutti» Dopo qualche ora di cammino, 10 gnomo si rischiarò in volto.« Ehi, Limpida!», chiamò. «Vuoi un lavoro diverso? Svolta di qua, subito! ».Dal torrente si distaccava un canale, con l'imboccatura guarnita da una griglia di ferro. Limpida si diresse verso l'imboccatura e passò attraverso la griglia. Per un buon tratto il canale procedé quasi in piano, poi attraversò in galleria uno sperone di monte e uscì trasformato in un enorme tubo di ferro che scendeva giù a capofitto.« Aiuto! », scrosciò Limpida, precipitando. Dopo una corsa folle, si fermò in un laghetto. Là c'era lo gnomo che l'aspettava.« Come va? », le chiese con affettuosa premura.« Roba da matti!», spumeggiò Limpida, stordita e agitata.«Ma che razza di scherzi! Prima il buio di quella galleria e di quel tubo, poi un salto a rompicollo dentro un meccanismo mostruoso. E tutto per ritrovarmi frullata e senza un briciolo di forza!».Lo gnomo si fece serio.«Figliola, la forza che hai perduta è diventata elettricità, cioè luce, potenza, moto. Non ne sei fiera? ».« No. Sono soltanto spossata».«Riposati un po'. È un tuo diritto. Quando avrai riacquistato energia, potrai riprendere a lavorare », dichiarò lo gnomo.Limpida, a quelle parole, si stizzì.«Lavorare, hai detto? Ma cos'è questa storia? ».« È semplicemente la storia di tutti. Chi non lavora non vive ».Ma Limpida non si lasciò convincere. Lo gnomo non cessò di seguirla e di assisterla. Le fece provare parecchie altre attività, ma tutte le davano fastidio o la stancavano troppo. Lavare? Era inquinante. Irrigare? Roba per ruscelli campagnoli. Dissetare? Chi me lo fa fare? Finalmente arrivarono a un gran fiume, poderoso e solenne. Limpida vi si tuffò, sperando di esservi dimenticata, e lo gnomo prese a seguirla, camminando lungo la riva.Ma furono guai anche qui. Sul fiume passavano grossi battelli, barconi da pesca, chiatte cariche di legname e di sabbia, sicché Limpida dovette lavorare, e lavorar sodo.«Io sono stanca, stanca, stanca! », ripeteva continuamente. «Appena posso mi nascondo e lavori chi vuole! ». « Non commettere una simile sciocchezza! », l'ammoniva lo gnomo. «
Chi non lavora va a finir male: te l'ho già detto altre volte ».
Ma Limpida aspettava solo l'occasione giusta. Un giorno si accorse che lo gnomo, stanco di correrle appresso, si era addormentato profondamente e rapida rapida scantonò in un angolo morto. Là imboccò un solco serpeggiante a fior di terra e si allontanò internandosi nella campagna. Finì in una depressione del terreno, dove si adagiò soddisfatta. Una triste palude melmosa Il vecchio gnomo corse, per anni, su e giù lungo il fiume, interrogò il mare alla foce, cercò la sua Limpida dappertutto.
La ritrovò solo molto, molto tempo più tardi.La ritrovò. Ma quant'era mutata! Era diventata una palude melmosa, zeppa di rospi velenosi e coperta di nugoli di feroci zanzare.« Limpida!», gridò inorridito lo gnomo quando la vide.
«In nome del cielo, che hai fatto? ». L'acqua tentò di rispondere: « Ero stanca! Ero stufa! », ma non emise che un sordo gorgoglio, mentre le rane sprizzavano fuori come proiettili.«Povera la mia Limpida», pianse lo gnomo. « Perché non mi hai dato ascolto? Te l'avevo detto: l'acqua ferma si guasta! chi non lavora non vive!».«Avevi ragione», tentò di dire la palude, ma non riuscì che a smuovere un po' la melma. Allora vennero squadre di uomini con pompe e grossi trattori. Prosciugarono la palude e bonificarono il suolo.
Di Limpida, l'acqua pigra, non rimase più nulla, tranne il cattivo ricordo dei malanni che aveva procurato alla gente di quella regione. E una grande malinconia nel cuore del vecchio gnomo.
 Riflessione;

·Limpida è scopertamente la figura delle persone che mancano al loro compito umano.
La loro vita scorre apparentemente senza scossoni, ma anche senza una vera utilità.
« Sbarcano il lunario », non vivono veramente.
Erich Fromm afferma che il guaio della vita di oggi è che molti muoiono prima di essere nati pienamente.
Troppi «osservano» la vita, non vi partecipano attivamente. Non corrono rischi. Rimangono ai bordi del campo.
Alla fine, quando i giochi sono fatti, nascono frustrazioni e rimorsi. Ma è troppo tardi, come per Limpida.·Lo gnomo rappresenta l'esperienza, la saggezza umana: « La fortuna ce la facciamo noi con il nostro comportamento», « Chi non lavora non vive ».
Il lavoro umano fa parte del troppo dimenticato capitolo dei «doveri».
La grande giustificazione degli ignavi è: « Si fa quel che si può ».
Vivere la responsabilità umana significa assumere degli impegni,
avere il senso del dovere, prendere delle decisioni e andare fino in fondo.
Anche se gli slogan pubblicitari martellano: « Viaggiare, riposare, divertirsi: questa sì che è vita ».
·Una bellissima definizione di « vita » dice: « Il periodo di attività di qualcosa ».
L'attività umana arricchisce l'uomo proprio in questo senso.
L'uomo, infatti, quando lavora, non soltanto modifica le cose e la società,
ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà,
è portato a uscire da sé e a superarsi. Tale sviluppo, se è ben compreso,
vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare...
Pertanto, questa è la norma dell'attività umana: che essa, corrisponda al vero bene dell'umanità, e permetta all'uomo singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione» 
Come Limpida, i ragazzi devono passare dalla fase del gioco a quella del lavoro.
Questa maturazione avviene progressivamente.
Una tappa importante di questa evoluzione ha luogo quando essi acquistano la soddisfazione del lavoro compiuto.
E contemporaneamente la responsabilità e la perseveranza.
 

 
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